sofismi


giovedì, 31 marzo 2005
speculazioni

[...] La teoria quantistica ci porta alla necessità di una trasformazione radicale nella teoria dell'osservazione di qualunque fenomeno, incluso nella scala umana. Il "principio di indeterminazione" di Heisenberg mostra che nessuna osservazione può dirsi completa e anche che è necessario prendere in considerazione l'inevitabile intervento esercitato sul sistema durante il processo di conoscenza. L'osservatore passa ad essere parte dell'osservazione. Qualunque produzione della conoscenza accade sempre come una co-emergenza del fenomeno e del suo osservatore: non una creazione dal nulla ma dalla congiunzione delle proprietà dell'osservatore con le proprietà del fenomeno osservato. Comunque, sarebbe utile che, di fronte alle opportunità imprevedibili, l'osservatore potesse mantenere i processi d'emergenza attivi e fosse disponibile per lasciarsi determinare da essi. Questo implica il coraggio e il rischio di lavorare senza obiettivi determinati e senza conoscere i loro possibili esiti.

tratto da: Materia Vivente e sistemi pensanti di Sonia Neves Langlands, courtesy of Università degli studi di Brescia, Facoltà di medicina e chirurgia, Cattedra di Psicologia Clinica.

per altre informazioni bibliografiche lo staff di wayuphigh è sempre disponibile


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sull'uso dei tags


mercoledì, 30 marzo 2005
politics, vita passata, follia, speculazioni, showbiz

Ieri ho avuto una botta di follia, così ho deciso di metter su i tags. Ne avevo solo uno, vita passata. Così ho percorso tutto il mio blog all'indietro, come una macchina del tempo. Esperienza a tratti allucinante. Ho ripercorso il mio passato, mi è sembrato di rivivere una vita. Il rapporto con questo spazio ha fatto da specchio al mio rapporto con il mondo esterno.

Principio dell'indeterminazione di Heisenberg: non è possibile effettuare misure delle grandezze correlate di un sistema con una precisione grande a volontà, ma che sono complementari gli errori che si commettono quando si misurano coppie di grandezze, quali posizione e velocità di una particella.

Grande principio psicologico, quello di Heisenberg: ciò che possiamo conoscere è solo la nostra relazione con gli altri, e MAI gli altri in quanto tale. Perchè il nostro sistema di misurazione psicologica non è preciso grande a volontà, ma si basa sulla cor-relazione tra il nostro rapporto con gli altri e il rapporto degli altri con noi, guardato ad uno specchio.

Guardando me che mi guardo allo specchio, non dimenticate che i tags, quali categorie, non sono nè esaustivi nè mutuamente escludentesi, e tantomeno precisi nella definizione di ciò che scrivo.
E' un pò come il voto maggioritario, uninominale: chi prende più voti vince. Se, mentre scrivo, mi accorgo che una delle categorie ha preso il sopravvento... BUM. sparo il tag. Che rappresenta il 56% di un post, il 70%, il 90%: non lo spiega appieno. E' un pò come le mie amate Lecciso, diverte ma non serve a un cazzo.

bene, bene... e adesso che tag ci metto?


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new project


mercoledì, 30 marzo 2005

L'attività di spiceboy sul web raddoppia. No, non è nessun delirio da version 1 & 2, nè finte conferenze stampa, nè pazzie momentanee o continuative.

E' un nuovo blog:

http://tirociniodispiceboy.splinder.com

un diario, estremamente fattuale, psicologico, tecnico, emozionale ed emotivo, in relazione alla mia nuova esperienza di tirocinio in studio staff che inizierà domani. Sono teso, ma anche eccitato. Sono bloccato dall'ansia e pieno di energia. Sono incuriosito e pieno di idee.
un diario, che rimarrà privato e il cui accesso sarà consentito solo ai membri. Perchè mi capiterà di parlare di una realtà aziendale immersa in un contesto, all'interno di un sistema sociale ampio fatto di istuzioni, di società concorrenti, di committenti e di clienti. Questioni di riservatezza, correttezza, trasparenza. E anche per poter fare esami di realtà senza troppe censure, senza essere troppo politically correct: perchè la psicologia non lo è mai. O non lo dovrebbe essere.
un diario, ma un blog:

perchè vorrei fare questo percorso con altre persone, con altre intelligenze, con altre sensibilità, con conoscenti, con amici e non amici, con ingegneri e psicologi, con geometri e principesse, in un percorso dialettico utile sia me e che ai miei potenziali interlocutori.

Se volete partecipare ad una lettura contestuale con me, potete scrivere all'indirizzo antonio.scordino@email.it . Oppure telefonare, oppure dirmelo in msn, oppure mandare una raccomandata, oppure faxare; si accettano inoltre segnali di fumo e comunicazione a gesti, nonchè  striscioni allo stadio  e annunci sulla terza pagina del Corriere della sera. Non dimenticate di specificare il vostro nome utente in splinder (purtroppo è solo per utenti della piattaforma).  Vi manderò l'invito al più presto!



wayuphigh continua indisturbato l'attività


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astinenza


martedì, 29 marzo 2005

Ne sono totalmente dipendente. Ma poi non è solo il blog, ma è tutto l'insieme degli strumenti comunicativi che hanno la loro massima espansione in questi anni. Strumenti, ma poi anche fini (leggi: autoreferenziali), perché sono la celebrazione dell’estetica del discorso, dell’estetica della parola, dell’estetica per estetica. E la mia consapevolezza deriva, purtroppo, da una deprivazione durata quasi una settimana, ed adesso bruscamente interrotta dal mio ritorno a Roma.
Dopo le vicende del trasloco, altro si agita negli appartamenti di Famiglia Scordino.
Telecom dimentica di fare il cambio di domicilio, così che la famiglia di Antonio ha una linea che dovrebbe pagare ma che non può usare; e che non pagherà perché non esiste.
Essì. Quando si parla di orientamento al cliente Antonio va di matto, così ha istigato i suoi amati genitori a chiedere i danni ed eventualmente a far scrivere dall’avvocato, fino ad arrivare alla causa. E se si va in causa piuttosto che 20 euro al giorno ne chiediamo 80, e poi son cazzi loro. Sono quasi due mesi di continui solleciti.

Non importa che ci sia o meno il rimborso: il vero fastidio è non poter utilizzare gli strumenti, i miei strumenti informatici, il mio microcosmo virtuale, dar sfogo alla mia internet-addiction.

Non preoccupatevi per la mia salute virtuale: adesso è tutto a posto, sono nel mio covo di malfidati qui nella capitale. Di nuovo.


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segno della croce


domenica, 27 marzo 2005

è così che inizia il mio sabato sera, così che viene sacralizzato il mio ingresso in chiesa. E so di essere osservato, non sono usuale e non lo sarò mai per un contesto ecclesiastico. Pantaloni larghi neri, camicia bianca e cravatta arlecchina, felpa nera e capelli sparati, antico e moderno e sempre troppo per quella signora inginocchiata all’ultimo banco. Sono come satana. Rinuncio.
Rinunciate a spiceboy? Rinuncio.
Siedo, è tanto tempo che non entro in una chiesa. Rifletto, mentre mia madre starnazza in giro con le altre catechiste, ansiosa per l’organizzazione delle letture. Io sono ansioso come lei, sempre; ma spesso evito di darlo a vedere, se ci riesco. Ecco, è questa la nostra famiglia: proviamo a nascondere le emozioni ma non ci riusciamo. Leggerci è facile.

Stasera? Sette letture e sette salmi.
…e sono solo le undici, è appena iniziato il balletto di lettori sul pulpito che non è un vero pulpito, ma non fa niente. Il parroco ha officiato fuori l’inizio della celebrazione, parlando come se ci fosse un’assemblea pronto a seguirlo in processione dentro, ma sono tutti seduti ad occupare il posto. Penso al posto come affiliazione, ma anche come forte dimensione di potere. Non a caso nelle prime file, e sempre allo stesso posto, vedo le solite signorotte locali.

Ma io che ci faccio qui? Rendo felicità.

Sento delle bestie belfatiche, del sacrificio di isacco, del mar rosso e del profeta baruc. Bel nome. Ma non riesco ad ascoltare: sento. Perché saggio una violenza inaudita, ed è quella dell’antico testamento; una violenza istituzionalizzata, il signore ha sconfitto i miei nemici. Non ascolto, ma sento. E poi penso che sono lì, infine, perché so che a mia madre fa piacere avermi accanto. Niente obiezioni di coscienza stasera, il mio grillo parlante sostiene che sarei un vero e proprio mosè a chiudere le acque della mia presenza in faccia a colei che mi ha generato, del resto lei non è neanche egiziana. E poi le voglio bene. Lei certamente sa che, a differenza di molti cattolicisti, io so pensare. Ma voglio che sia felice, oggi.
La candela? Spegnila sui capelli della tipa davanti a te.
Trentanni circa, riccia e cicciotta, due figli; e se li porta entrambi ad una veglia pasquale di due ore. Questa sì che è cattiveria, altro che Sion. Anche suo marito è una persona inutile, ma i suoi capelli ricci mi fanno sclerare. Ho questa candela in mano, accesa, ecco. E ho voglia di darle fuoco ai capelli. Tanta voglia. E poi di fare finta che: “ohhh, ma mi scusi”. Ma cheeee: deve bruciare, almeno un pochino. Cioè, al di là dei bimbi, non la sopporto. La sua stessa esistenza è un danno al sistema logico dell’universo.
La tesi? Eccola pronta.

Durante il vangelo c’è il massimo silenzio. Sì, l’ho sentito tante volte quel passo di Matteo, ma è senz’altro molto illuminante. Sono tante settimane che cerco l’idea per una tesi, e ho una folgorazione: la misura dei processi di gruppo (mpg) in una struttura ecclesiastica (convento francescano?). Una parrocchia è un’organizzazione, ma qual è la prestazione? Senza prestazione non ha senso misurare l’orientamento al compito. Quali sono gli obiettivi, e quali gli utenti? Il servizio? Il sistema valoriale? Che gran figata. E poi magari il papa mi assume come consulente. Il prossimo papa, ovviamente…
Ma è già finita? No, un attimo.

“guarda che tu puoi fare la comunione spirituale, visto che non sei confessato”, dice mamma. A me viene da ridere, mi sa tanto di vorrei ma non posso. Come quando per scimmiottare il caviale mi faccio l’uovo di lompo. Ma: l’uovo di lompo è buono, la [ehm] comunione spirituale?? che è? Ma se le inventano tutte, tutte. “non preoccuparti, mamma” (sopravviverò)

però ho trattanuto qualche lacrima


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uova con sorpresa


martedì, 22 marzo 2005

I am leaving, NOW. Questo è il mio approdo.

Ieri sono stato a cena a casa di Gianfranco, amico psicologo. Oltre ad aver gustato un formaggio ottimo, ma che non preferisco, ho capito che ciò che esce fuori dal mio blog è che:
- vado a dormire tardi, tanto tardi: che è appunto presto, come adesso.
- mia madre mi ha viziato (o mi sono lasciato viziare, n.d.r.)
- mi manca casa

cose tutte freudianamente vere, per carità. inizierò a lavorare sui miei rapporti parentali.
Intanto, signori, ho un treno alle 7:27.

tra qualche ora sarò in territorio calafricano.


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la mia musica


lunedì, 21 marzo 2005

e lasciatemi con la mia musica
ho riattaccato adesso il ricevitore, che chiusura strana. inusuale. mi sembra di aver parlato con me stesso. e sono sicuro, non è piacevole parlare con se stessi. e mi metto sul letto, mentre la musica va. va, la lascio andare perchè non sarò io a inseguirla, sarà come una lenta amaca in questo languido pomeriggio domenicale.
anni luce lontano da te...
la guancia poggia su un cuscino che non desidera avermi, ma non posso, no. non posso stare sveglio. la veglia fa comprendere troppe cose, fa pensare troppo, fa male ai neuroni e alle emozioni. e i miei piedi nudi, e una tuta dai contorni larghi ma stranamente definiti, un odore forte di bucato appena fatto, quello che mi inebria di dolcezza mentre qualche raggio, sì, qualche raggio mi cerca...
when you're leaving I'll be empty...
ma nessun sole mi troverà adesso, perchè il giorno non mi avrà. so che sto per dormire, ma so che qualcosa mi trattiene dal farlo. è il turbine della serata sabatina, l'appendice della mondanità fatta di luci abbaglianti gomiti sudaticci e glitter multicolore, il ricordo di un rumore che non è rumore ma che è musica, che non serve. e non esiste perchè la musica non esiste.
there will come a day when you will be able to say...
ma il tempo sì, esiste. e comprendo che esiste perchè io ci sono e sono con la mia musica. che mi ricorda tante cose e anche quel'autobus, quegli occhi tristi, quel vetro un pò appannato e quella ricerca di spazi altri, quella rabbia, quel messaggio e quella canzone, quella ricerca di verità. e tutto si fa tutto, tutto segue tutto... ma adesso è il momento, voglio dormire, non è più pomeriggio e non sono sul mio letto.

ma lasciatemi con la mia musica.


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autoreferenzialità


venerdì, 18 marzo 2005
speculazioni

autoreferenziale: di proposizione o simbolo che fa riferimento a se stesso.

Simboli che si creano e si distruggono, definizioni che si creano per il puro gusto di crearsi. Il processo di invenzione di qualcosa che non esiste, la definizione del problema che non esiste, la diagnosi del problema che non esiste, l'intervento e la soluzione del problema che non esiste. Autoriferito, creato per essere creato, senza una funzione e un obiettivo, senza orientamento al reale. Definizione per la definizione, il falso di un falso.

Che si cortocirtuita.
Ragionamento contorto? Forse. Anche quel che dico è assolutamente autoreferenziale (l'autoreferenziale è autoreferenziale...), ma ci sono miliardi di esempi. L'informatica è autoreferenziale. L'informatica si auto-genera e genera anche  problemi (es: un virus per pc) che altrimenti non esisterebbero; e crea anche gli strumenti per risolvere tali problemi (gli antivirus). La pubblica amministrazione è spesso autoreferenziale: le procedure, le pratiche, le firme e i bolli, per il gusto perverso della burocrazia. Devi mettere la firma perchè è la regola.
Trenitalia è percepita come un'azienda impregnata di autoreferenzialità e poco orientata al cliente: dimostrato dalla mia tesi di laurea. L'amore è autoreferenziale. Scrivere sul blog è estremamente autoreferenziale.
questa frase è composta di trentanove lettere (prego contarle!!!): è il massimo dell'autoreferenzialità.

Applicazioni pratiche: customer satisfaction, sviluppo organizzativo, relazioni sentimentali, rapporti amicali & much more.

Se sapessimo essere un pò più orientati al cliente (l'utente, l'azienda, il fidanzato, l'amico...) faremmo un gran bel salto di qualità.


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a pearl day


giovedì, 17 marzo 2005

uno shock emotivo, ecco quello che è stato.
Ho acquistato il biglietto per il concerto a dicembre, non appena ne ho sentito il bisogno; troppo tempo ci aveva allontanati. L'ultima volta che condividemmo questa esperienza fu luglio 2002, per il concerto del Then comes the sun tour: e adesso siamo tornati a condividerla, lei sul palco ed io in prima fila, come sempre.
Roma, Palalottomatica, quindici marzo duemilacinque
Io e lui arriviamo con molto anticipo, sono le 14 e all'Eur fa caldo. Sembra estate... ma no, è primavera: noi umani non siamo più abituati alle mezze stagioni, crediamo esista ormai solo estate e inverno. Ma è una bella giornata di primavera anticipata.
la primavera astrale inizia il primo marzo, dice G
ci sediamo ed è subito amore con un gruppo di simpaticissimi scoppiati, io inizio a fare l'acido (anti)paticamente inglese, è il mio modo di dire che mi interessa stringere un rapporto con te. G è sempre uguale, la sua stabilità relazionale a volte mi sorprende.
tocca a te giocare, rincoglionita!
lego subito con due tipe di Frosinone, Marina e Laura. giochiamo a scala quaranta, io naturalmente vinco il primo giro ma disgraziatamente vengo sopraffatto al secondo, mentre vengo sorpreso da un sole sempre più insopportabile. Inizio a bruciare, mancano ancora tante ore cazzo, non posso arrivare al concerto ustionato in faccia. Tiro in alto il cappuccio della felpa, mi stendo a culo all'aria e fisso chi mi capita. Mi diverte mettere in imbarazzo la gente, specialmente quando è sconosciuta
non passeranno mai queste ore
ma sono le sei del pomeriggio, ci siamo già scambiati numeri e email e fatte tante foto. Io non c'entro niente, ma sono diventato parte del gruppo. Sembriamo un gruppo di amici, non c'è che dire. Persone alla mano, simpatiche: ma io ho paura di queste relazionalità forti e immediate, così mantengo involontariamente un atteggiamento defilato, cercando lo sguardo di G. Ci alziamo tutti in piedi, tra un pò aprono i cancelli. Due coglioncelle col cappellino distribuiscono red bull
ma la redbull fa schifo al cazzo
ma quando una cosa è gratis, mi insegna messer psycho, la prendi. Ma io mi rifiuto, faccio obiezione morale e mi limito a gettare le lattine vuote nel cestino che a me è così vicino. Siamo come animali in gabbia davanti al cancello, il personale e la vigilanza banchettano allegramente davanti ai nostri stomaci vuoti e disperati, io sto in ansia. sembra che sarò il primo ad entrare.
si aprono i cancelli, dov'è sauron?
immaginavo un forte tsunami verso il parterre, ma era una cazzata. entro per primo e inizio a correre, ma è un tot inutile. passano almeno 30 secondi prima dell'ingresso di Laura, e altrettati prima di quello di Marina. E vado con fottuta calma, prendo la prima fila, arriva il Salvatore-della-Patria/G e siamo a posto. poi il mega-gruppo si ricompone lentamente, gli altri arrivano. ancora seduti, ma io sono in prima fila.
volevo essere attaccato alla sbarra
ma quando inizia il concerto mi importa poco. penso ad altro. E poi sono attaccato alla sbarra, ma mi stacco. penso ad altro. Parte together ed è il visibilio. ho pensato a questo momento per mesi. E continua, successo dopo successo, accordo dopo accordo, nota dopo nota. emozione dopo emozione, finchè non arriva
pearl days.
cerco significati e li trovo nella mia memoria, tanto labile ma tanto stronza quando c'è da pensare e pensare e pensare. E morire.
e gli arrangiamenti
sono semplicemente perfetti, shadow zone è convertita in un rock molto meno elettronico e più carico, it is what it is è fatta solo per me, l'attacco vocale è costruito con un modulatore che permette ad elisa di aggiungere voce su voce, canto su canto, costruendo una perfezione corale di carattere più che sublime. ogni singola canzone mi fa pensare, mi fa soffrire, mi fa ridere, mi fa gioire, mi fa sanguinare, mi fa saltare come un matto. Ho gli occhi chiusi e la sento penetrare, mi avvolge e mi impregno di lei. chiude con cure me.
io non so cosa sia il sesso, ma questo è sicuramente meglio
un orgasmo: elevato ad un numero n potenzialmente infinito. dopo per almeno un'ora non so cosa dire. sento la rilassatezza, il rilascio, la sensazione di stranezza che mi lascia l'aver esperito una potenza emotiva di fattore ultraterreno, un'estasi che mi infligge un silenzio che nessuno può e riesce a capire.
neanche G lo capisce
passiamo una notte fuori con Marina e Laura, che hanno perso l'ultimo treno per casa. una notte in giro per roma, nel freddo, tra il sonno, negli autobus, tra crepes e falsi sorrisi. E io ho perso la maglietta di G, quella che gli è stata lanciata dalla tipa di RDS, c'è il marchio del tour e quello della radio. che testa che ho, ma poi la ritrovo. non sono abbastanza alto, non sono riuscito ad acchiappare una maglietta anche io. devo crescere prima del prossimo concerto. alle sei e un quarto torniamo a casa, le tipe sono partite.
mai dormita così profonda,
ma ho fatto sogni di perla.


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superficial expectations


lunedì, 14 marzo 2005

Da: +39320*******
In verità leggendo il tuo blog ho capito un pò di cose... credo di essere davvero molto diversi...

Da: +39349******* [Spiceboy]
Perchè leggendo il tuo messaggio ho colto superficialità? Se hai tale facilità di giudizio siamo davvero molto diversi.

Mi dispiace enormemente d'aver speso ben 12 dico DODICI interi centesimi per scriverti un sms, visto che sei wind. Poi, ti volevo dire: cura un attimo la sintassi perchè sei davvero in mutande.
Sul resto stenderei un velo pietoso. No, un lenzuolo. No, una coperta di lana merinos. Perchè il titolo dice tutto, there's nothing left to say.
p.s. non è questo ciò di cui parlo. nè questo.

Try to run for your life
You'll still feel it behind you
You will see


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Paginazione

Chi siamo

Centomila e più. Un parlamento vero e proprio, eletto a suffragio universale, partorito da una costituzione ancestrale. Un governo instabile ed eterogeneo, una maggioranza repressiva, un'opposizione feroce, un garante della democrazia mentale e authority delle emozioni e dei sogni. Sindacati pronti a scendere in piazza per il costo della vita in continuo aumento, associazioni dei consumatori attente agli assalti delle corporazioni non più amiche, gruppi di auto-aiuto per scrittori malinconici e poco efficaci cliniche per fratture cardiache.

I nostri capisaldi

follia spicegirls abitudine nutella dialettica internet musica umberto eco curiosità rispetto beethoven psicologia fun elisa osservazione trash tenacia disordine intuizione trans malinconia autoironia amici msn feticismo tecnologico inglese

Il nostro motto

Ospitiamo

Caustica
Graffiante
Politically Incorrect:

L'angolo di Madame Travelle





Guardiamo

spice girls new video: "headlines"

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[si connette direttamente ad Msn Messenger di Spiceboy]

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Qualcosa di noi

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politics
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speculazioni
vita passata

Vogliamo

Camminare senza fermarsi, vivere con il cuore. Raccontare, non dimenticare, fotografare gli istanti. Spaziare dalla radice alla punta, nel corpo e nell'anima, in compressione ed espansione. Sentire ed esprimere. Essere autoreferenziali e similari, ma incostanti e diversi. Saper vomitare nel luogo opportuno. Attivare il cervello quando serve, spegnerlo quando è ora di silenzio, mentalizzare la pace. Inseguire una luce, guardare l'ombra, porsi sullo zenith e cantare a squarciagola. Quando anche il nulla si deposita sugli occhi.

Dicono di noi

Giovanna: "sei multifunzionale"
Lorenzo: "sei molto filosofo"
Mamma: "sei pazzo"
Vincenzo: "la psicologia ti ha rovinato"
Dimo: "sei troppo miope"
Maria Teresa: "hai tanto amore che si sente a distanza"
Filomena:"è un piccolo genio"
Michele: "sei stronzo"
Nonna: "tirava calci alle cabine telefoniche"
Xanax: "sei meglio di un trip"
Papà: "quanto mi costi.."
Oculista: "sei daltonico"
Massimo: "sembri uscito da un cartone animato"
Mariasole: "sei troppo svampito"
Gioele: "hai la faccia da delinquente"
Wallace: "sei uno spot contro la banalità"
Lauretta: "sei teneramente acido"
Manuela: "sei un artistoide"
Sara: "sei un tipo buffo tu"
B.: "quanto sei dolce ciccio"
DieLo: "sei snob"
Nicola: "sei presuntuoso"
Fraus: "i tuoi occhi mi hanno ipnotizzato"
Agnese: "quando cammina ballonzola"
Paolo: "devo farti un corso di public relations"
Consulenti: "è un privilegiato"
Katiuska: "hai un bel culetto"
Alessandra: "il tuo non verbale è più esplicito del verbale"
Supreme: "odioso"
Valerio: "hai una doppia personalità interessante"
Silvano: "sei molto più friendly ultimamente"
Absolute: "la delicatezza di uno schiacciasassi"
Geremia: "mi tratti male"

Andrea: "monoespressivo e pluricapelluto"
Marek: "troppo serio"
Cricri: "ammazza quante ne sai"

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